Come scrive Il Corriere della Sera Brescia, il calcio bresciano è vivo più che mai. Non da oggi, ma la messe di successi arrivati nel weekend è un grido e non un messaggio: la Pavonese che sale per la prima volta in Serie D da neopromossa, la Verolese che vince la Coppa Italia di Promozione, infine il sigillo più atteso, la promozione in Serie C del Desenzano, che cercava questo salto nei professionisti da tanti anni e non aveva mai lesinato spese. Vincere la Serie D in provincia è complesso, le nobili decadute non mancano: inseriti nel girone D (uno tra i più complicati), i gardesani hanno dovuto superare Pistoiese e Piacenza. Ci provano in diciotto, ne vince solo una e i play off non contano nulla.
L’ultimo passo è il più lungo (e costoso): in 12 mesi ci è riuscito prima l’Ospitaletto e poi il Desenzano – nel 2023 toccò al Lumezzane – a riprova che il calcio provinciale ha saputo cambiare passo con la forza delle idee (e qualche dirigente giovane e affamato: dopo Musso, è stata la volta di Tosoni) proprio quando la squadra cittadina stava affondando nell’era Cellino.
Un caso? No. L’estate del richiamo all’orgoglio del territorio non ha solo partorito la creazione dell’Union Brescia: come in un domino, tante realtà più piccole hanno moltiplicato gli sforzi, studiato soluzioni con introiti limitati (l’Ospitaletto, salvo con il budget minore della Serie C, ne è un esempio). In sintesi, hanno voluto dimostrare che Brescia non vince solo con i soldi ma con le idee. Questa è la base della torta: serve sempre. Adesso va messa la ciliegina e a quella deve pensare la squadra di Corini: quest’anno ha mal digerito i derby, evitare di giocarne due in più l’anno prossimo renderebbe tutti più leggeri. E forti. Nessuno vince da solo.
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