Come scrive Il Giornale di Brescia, un capitano, molti capitani: è possibile? Certamente sì, e all’Union Brescia sta già succedendo. Non per una scelta concettuale definita, ma come conseguenza di altre decisioni legate al campo.
Sfogliando le prime pagine dell’album di questa stagione e osservando le «figurine» biancazzurre, colpisce il fatto che nelle tre partite di campionato finora disputate la fascia sia stata indossata dal primo minuto da due giocatori diversi: Alberto Rizzo, ora fermo per un infortunio al piede, e Mattia Zennaro. Nessuno dei due è però il capitano effettivo, Davide Balestrero, che ha esordito con la fascia nella sfida di Coppa Italia contro la Giana Erminio.
Se si include la competizione nazionale, il numero sale a quattro: al debutto ad Arezzo, con Balestrero tra gli indisponibili, era stato Luca Liverani a mostrare la «C» sul braccio. Si può dunque parlare di fascia fluida. La mappa dello spogliatoio e le gerarchie umane non sono cambiate; la situazione deriva dalle attuali scelte tecnico-tattiche.
Balestrero ha iniziato in ritardo, recuperando da un problema fisico di vecchia data. Nel frattempo, in una difesa dove è considerato un elemento di base, si è imposto Samuele Sina. Il diciannovenne è diventato il diretto concorrente di Balestrero, che resta comunque un jolly: lo ha confermato contro il Desenzano, entrando a gara in corso come esterno destro a tutta fascia. In questo momento Balestrero può essere definito un «capitano non giocatore», espressione non del tutto precisa ma efficace nel restituire il senso della situazione.
La leadership di Balestrero resta solida, confermata sia da Eugenio Corini sia dai compagni. La sua presenza è centrale, pur con un arretramento nelle gerarchie tecniche. Questa condizione favorisce l’idea di una responsabilità condivisa sul campo: la fascia può cambiare braccio e offrire un valore emotivo a chi la indossa.
Seguici su
Aggiungi tifobrescia.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


