Bresciaoggi ha intervistato il direttore sportivo uscente
Giorgio Perinetti è tornato sui momenti principali della stagione 2020/21 del Brescia in un’intervista a Bresciaoggi. L’ormai ex direttore sportivo biancoblù ripercorre la strana stagione della convivenza col Covid, iniziando dalla partita degli ingressi separati contro il Pescara. Ecco un estratto delle sue parole.
COVID – “Ci ha condizionato, decimando nei primi mesi il nostro gruppo squadra. Ha pagato dazio in primis Delneri che si è ritrovato con 13-14 giocatori da allenare. Purtroppo gli alti e bassi di stagione sono dipesi dalla partenza. Contro il Pescara, quando dal Touring è filtrato che un giocatore era stato trovato positivo, c’era molto nervosismo. Abbiamo scelto di utilizzare corridoi diversi, alla squadra è stato detto solo di attenersi a tutte le disposizioni che avremmo dato, niente allarmismi. Quella prudenza ci ha salvato il finale di stagione”.
LA RIMONTA – “L’onda lunga degli infortuni non ha aiutato. Oltre alla mancanza di Cistana e Ndoj c’era la questione aperta di giocatori desiderosi di essere ceduti. Cellino aveva cercato di trattenerli, a riprova della sua volontà di vincere. Sicuramente i loro rientri sono stati determinanti, riavere giocatori di quel valore fa la differenza”.
BRESCIA E IL FUTURO – “Ci sono giovani cresciuti tanto come Ayé, mentre Van de Looi deve credere di più nelle sue qualità . Il Brescia ha tutto per fare calcio di alto livello. Siamo appena arrivati ai playoff e parlando di Cittadella, ripenso al 3-3 al Rigamonti: doveva finire diversamente. Mi resta il rammarico di non aver vissuto la città per via della pandemia, e perché mi sono immerso anima e corpo nella squadra. Ma rimango un tifoso del Brescia, del resto lo ero già prima: se ripenso alle prime partite viste da bambino mi viene in mente un Lazio-Brescia al Flaminio. Brotto, Mangili, Fumagalli…”
Seguici su
Aggiungi tifobrescia.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


