Nessuno ha pianto ieri per il fallimento del Brescia Calcio. Anzi, molti tifosi lo hanno accolto come una liberazione. Chi ama il calcio pensa al campo, non ai tribunali, che troppo spesso sono diventati terreno di battaglia negli anni di Cellino: otto o nove, se vogliamo includere l’ultimo, in cui è stato spesso un’ombra fastidiosa, anche se mai minacciosa, nella nuova gestione con Giuseppe Pasini come presidente. Il Brescia Calcio è fallito ieri, ma è scomparso il 6 giugno 2025: questa è la data del funerale, delle lacrime e della disperazione. Anche la riattivazione della matricola, avvenuta il 30 giugno scorso, si è rivelata subito una mossa obbligata e non un tentativo di rilancio, al quale nessuno ha mai creduto. A Massimo Cellino, invece, nel 2017 avevano creduto in tanti. Come a Cagliari, dove era stato padrone per 22 anni, soprattutto a Leeds, avevano avvisato che il presidente rock non suonava più la musica dei giorni migliori. Ma quel Brescia di transizione, a costo zero ma orgoglioso, non induceva a sognare.
L’imprenditore ha chiuso l’accordo con Marco Bonometti il 4 agosto 2017, sei giorni dopo è stato annunciato presidente, il 18 ha fatto la sua prima conferenza stampa («Sono il migliore nel calcio. E non preoccupatevi, non ho mai fatto fallire un club», parole scolpite nella pietra…). Era stata fissata per il 17, ma non era la data ideale per gli scaramantici come lui, attenti anche allo Zodiaco: l’acquisto è stato completato nel mese del Leone, il suo segno. Anche quello di Marroccu e Corini, il direttore e l’allenatore che lo hanno portato in Serie A nel 2019. Nella sua parabola si è trasformato velocemente da idolo a traditore. Tanti acquisti, pochi quelli centrati (Torregrossa) nella prima annata. Tre gli allenatori, ma queste erano le regole d’ingaggio: non avevano stupito nessuno. Poi, l’estate dell’idillio: un mercato da big, con il bomber Donnarumma quale garanzia, pur al posto della bandiera Caracciolo.
La panchina all’amico Suazo, poi la svolta improvvisa già alla terza giornata: con Corini iniziò una risalita sotto la guida di Bisoli e dei giovani promettenti Cistana e Tonali. Il primo maggio 2019, i cori per lui allo stadio quasi obbligarono la Loggia ad affidargli i lavori per adeguare il Rigamonti alla ritrovata Serie A. Tutti a bordo del carro del vincitore. Ma fu in realtà la sua unica vittoria, tribunali esclusi (si annovera il ricorso vinto in Cassazione dopo l’accusa di esterovestizione e il ripescaggio ai danni della Reggina, entrambi nel 2023). Mario Balotelli, presentato in una conferenza stampa “alla Baggio” nella quale ci fu posto solo per l’orgoglio ritrovato, fu in realtà il primo errore, ammesso dal diretto responsabile, in un’estate condotta da direttore sportivo nella quale comprò solo scommesse. Le perse tutte.
E tornò in Serie B, peraltro con la mannaia del Covid. In due anni collezionò una doppia eliminazione ai play-off, la seconda amara perché con Inzaghi e poi con Corini sembrava tutto pronto per chiudere un cerchio. Si aprì invece una voragine: l’anno post ripescaggio, con Maran e un altro play-off, l’ultima illusione. Prese Borrelli investendo tre milioni, per invitare la piazza in subbuglio a credergli ancora. Ma ormai c’erano solo stracci, litigi con direttori e Comune, i debiti che incalzavano sino alla mazzata finale: la penalizzazione che sancì la retrocessione in C. Il Brescia, da quella drammatica domenica 18 maggio 2025, non sarebbe più sceso in campo. La storia, lunga 114 anni, finì lì. Ma è già ripartita, come in molte piazze illustri, con un’altra matricola e altri sogni. A Napoli e Como, si sono poi avverati: si ritroveranno in Champions.
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Rodella, vergognati falsù….. Non siamo tutti pronti come te a saltare da un carro all’altro…
Comunque la si pensi, ieri i vecchi e veti tifosi del Brescia erano tristi, a prescindere vorno da onion, bastava dare un occhio ai social.
Vai a vedere cosa ha scritto il gemello a….
Se la tua dimensione massima è scrivere qua dentro sei messo male : un giornalista non dovrebbe strisciare così….