Il calcio italiano ama dividersi in scuole di pensiero. Da una parte i “giochisti”, quelli che credono nell’identità, nel possesso palla, nell’organizzazione offensiva e nella costruzione di una squadra riconoscibile. Dall’altra i “risultatisti”, convinti che l’unica cosa che conti davvero sia vincere, indipendentemente dal modo in cui ci si arriva.
Un dibattito antico, forse persino sterile, perché il calcio continua a dimostrare che non esistono verità assolute. Eppure la finale playoff di Serie C tra Ascoli e Union Brescia ha offerto un altro caso di studio. Dopo l’1-1 dell’andata, i marchigiani di Francesco Tomei hanno dominato il ritorno imponendosi 3-0 e conquistando la promozione in Serie B. Di fatto, non c’è stata partita.
Un Tomei che ha costruito l’Ascoli con il suo diktat, un budget importante per plasmare il suo gioco offensivo focalizzato in particolare sugli esterni. Contro un Corini, chiamato da Pasini solo a dicembre, che si è ritrovato una squadra già fatta alla quale ha potuto apportare solo piccole modifiche nel mercato di gennaio. Meno tempo di lavoro, meno impronta sua: ma in realtà la filosofia dei due allenatori è molto diversa.
Infatti la fisicità imposta dal tecnico di Bagnolo Mella stava per prevalere nella gara d’andata su un campo pesante e reso più difficile dalle condizioni meteo. Al ritorno invece Tomei ha potuto approcciare la contesa imponendo un ritmo altissimo con le accelerazioni clamorose di Rizzo Pinna, Silipo e D’Uffizi che hanno mandato in tilt tutto il meccanismo bresciano.
Il verdetto del campo nella doppia (anzi, purtroppo tripla) sfida è stato netto: ha vinto Tomei, allenatore che ha sempre cercato di dare una precisa identità alla propria squadra, privilegiando proposta, aggressività e ricerca del gioco, a cospetto di Corini, tecnico storicamente più pragmatico, spesso associato a un calcio attento agli equilibri e alla gestione degli episodi.
IIl risultato è stato netto. Ma sarebbe sbagliato trasformare questa partita nell’ennesima sentenza definitiva a favore dei giochisti. Anzi, lo stesso Corini con una rosa diversa costruita nel prossimo mercato potrà diventare lui stesso più giochista per centrare quell’obiettivo sfumato quest’anno. Che poi, alla fine nel calcio conta solo il risultato.
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Il Genio è un buon allenatore. Le critiche vengono da gente che ha giocato a subbuteo a far tanto