L’allenatore catalano del Brescia fa dell’intensità mentale e fisica la fonte inesauribile da cui sgorga il proprio gioco. Qualche addetto ai lavori scomoda il paragone con Marcelo Bielsa…
A dire il vero la disposizione tattica del Brescia con quel 4-3-1-2 non ricalca gli schemi prediletti dal tecnico argentino.
Invece qualche affinità, seppur vaga, la si può riscontrare nella capacità di attaccare in modo corale l’area di rigore avversaria e di tenere saldamente il pallino del gioco. Certo, il paragone con El Loco non può non lusingare l’allenatore del Brescia che commenta: «Sono parole forti – riflette il tecnico delle rondinelle -. Bielsa è un grande: ho imparato da lui».
La filosofia tra i due tecnici può essere audacemente paragonata in quanto si basa su un gioco propositivo che fa della strategia d’attacco la propria chiave di interpretare la partita. Inoltre, la gestione speculativa del risultato è felicemente non pervenuta. Certo, la chiave per realizzare le idee di gioco di questi due allenatori è inevitabilmente differente.
Non è un caso che questo calcio totale (o quasi), chi ne stia traendo maggior beneficio è l’equilibratore del centrocampo Tom van de Looi che potendo giocare in posizione più avanzata fa valere maggiormente le sue qualità in interdizione e la rapidità nello smistare il pallone. Non è certamente Andrea Pirlo o un centrocampista dal lancio millimetrico che ama impostare il gioco a ridosso della linea difensiva. Sul mediano classe’99, il catalano è chiaro: «Si trova bene in questa posizione che ha già occupato l’anno scorso. Ha una mentalità più aggressiva. E’ più deciso in fase di possesso».
Insomma, nel calcio ad alta intensità di Clotet (e quasi totale), l’olandese potrebbe ritrovare l’habitat naturale in cui rilanciarsi.
Perché l’allenatore delle rondinelle è loco ma in fondo, non troppo…
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Bielsa? Come paragonare Tramoni a Ronaldigno