Il direttore generale della Cremonese ricorda i trascorsi da giocatore biancazzurro, oltre 50 anni fa
Il direttore generale della Cremonese Ariedo Braida ha un lontano passato da giocatore del Brescia, nel 1967-68: il dirigente nato nel 1946 in Friuli è stato sentito da Bresciaoggi in vista della sfida di sabato. Di seguito un estratto delle sue parole.
LA CITTA’ – “Non posso dimenticarla, come faccio? Bresciana è la mia prima moglie. Inoltre ho conservato amicizie che durano tuttora. E avevo davvero un ottimo rapporto anche con i giornalisti. Ricordo in particolare Gino Cavagnini e Giorgio Sbaraini. Della città ricordo ancora un posto spettacolare come i Ronchi, e gli amici: Beppe Tomasini che adesso vive a Cagliari, ed Egidio Salvi, una bandiera già allora. Ho un bel ricordo anche dell’allenatore Azeglio Vicini”.
IL CAMPIONATO – “La Cremonese è in una situazione di classifica tale da non potersi permettere ulteriori passi falsi. Brescia davvero inspiegabile. Sulla carta aveva tutto per poter tornare immediatamente in Serie A. Ha perso Torregrossa, di gran lunga il miglior attaccante della B. Talmente superiore a tutti, che anche in Serie A se la sta cavando egregiamente. Cellino è un presidente che ha dimostrato di saper fare calcio come si deve sia in Italia sia all’estero. Cambia un po’ troppo spesso gli allenatori, ma è nella sua natura di istintivo”.
SACCHI E GUARDIOLA – “Sacchi ai suoi tempi è stato un fenomeno, una novità dirompente per il calcio italiano. Ma non ha avuto una fortuna che è stata di Guardiola: lui ha giocato nel Brescia di Mazzone, dal grande Carletto ha imparato tanto”.
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