L’invito dietro la coreografia di sabato

La splendida coreografia della Curva Nord prima del match di sabato nasconde l'invito alla società di riappropriarsi dei simboli storici.

Come riportato da Bresciaoggi, la celebre coreografia della Nord non è rimasta isolata. È stato solo l’inizio di un pomeriggio al Rigamonti, aperto con le lacrime per il simbolo del vecchio Brescia che dominava la curva centrale: cartoncini bianchi disegnavano la mitica V, mentre il resto si colorava di azzurro. Ancora più commovente il finale, con la vittoria sulla capolista Cittadella (2-1) e la corsa alla Serie B diretta meno ripida, dato che il distacco dalla vetta è sceso da 8 a 5 punti: ancora molti, ma non più eccessivi. Restano 27 giornate da giocare. Non conta che il Trento, nell’incontro di mezzogiorno, abbia ripreso il secondo posto battendo in rimonta la Juventus Next Gen al Briamasco per 2-1; per gli aquilotti sono 5 vittorie su 6 in casa, e solo i biancazzurri hanno ottenuto punti con lo 0-0 alla quarta giornata, che alla luce del rendimento interno del Trento non è affatto un passo falso.  

Sabato a Mompiano si è respirata un’atmosfera rara, forse mai così intensa dai tempi dell’ultima Serie A (2019-20). I 10.473 spettatori sono sembrati uniti alla squadra, l’hanno spinta verso il gol del vantaggio definitivo a 20 minuti dalla fine e poi l’hanno sostenuta nel difendere il 2-1 che riapre il campionato. Eppure la coreografia iniziale della Nord deve aver scosso i giocatori. In Corini, certamente, visto che l’allenatore si trovava in una condizione particolare, dopo una settimana difficile seguita alla sconfitta contro la Giana, che ieri si è ripetuta a Ospitaletto contro il Desenzano sempre per 2-1. E quella coreografia, pur rimossa dopo l’inizio della gara, è come se fosse rimasta per tutto il tempo.

Un messaggio chiaro emerge dalla parte più calda, che fin dal primo giorno ha sostenuto il progetto Union del presidente Giuseppe Pasini, ma che col tempo vorrebbe rivedere sui colori biancazzurri e sulla V bianca i simboli del passato, di ciò che per 114 anni è stato il Brescia. È un desiderio non solo della Curva, ma di chi vive e respira biancazzurro. Questo non implica affatto rinnegare la società attuale, che, va ricordato, ha permesso alla città di mantenere una squadra tra i professionisti con una struttura da sempre sognata, con Pasini alla presidenza e numerosi imprenditori del territorio realmente legati alla causa. I progetti in corso — dal centro sportivo alla riorganizzazione del settore giovanile, fino alle iniziative di riavvicinamento al territorio — suggeriscono che la strada intrapresa promette un futuro con un club solido e non in balia di umori e rumori. Questo senso di appartenenza si è percepito con forza sabato e può rappresentare un vantaggio per la rincorsa alla promozione diretta in B.

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1 Commento
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Gaglioffo
16 secondi fa

Perchè l’unico e vero Brescia è questo, il Brescia dei 6661 abbonati, della Curva Nord, di tutta la provincia.
Tutto il resto è immondizia da terzacategoria.
Grazie a Pasini torneremo in B!!

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