La posizione di Pasini
Cos’è la legge stadi
Di seguito l’approfondimento del Giornale di Brescia: “Il Decreto legislativo 38/2021 consente alle società sportive professionistiche di presentare una proposta per la riqualificazione di un impianto sportivo esistente o per la realizzazione di un nuovo stadio, «e di ottenere la cessione del diritto di superficie o, in alcuni casi, il trasferimento della proprietà dell’impianto».
A spiegarcelo è l’avvocato Marco Monaco, partner dello studio legale Advant Nctm ed esperto della normativa sugli stadi: «Se il progetto presentato dalla società viene approvato, la legge consente di non fare alcuna gara per l’affidamento del contratto di concessione, che può avere una durata fino a novantanove anni». Un periodo così lungo contribuisce infatti «al consolidamento patrimoniale delle società, che sono nelle condizioni ideali per ottenere finanziamenti e attirare investitori».
Le opzioni
La legge stadi offre due strade: ottenere un impianto in concessione per novantanove anni o acquistarlo. Il vecchio Brescia di Cellino aveva sondato la possibilità di battere la seconda mesi fa, a inizio 2024, quando si arrivò alla perizia commissionata dalla Loggia che valutò il Rigamonti circa 16 milioni di euro.
Una stima che all’epoca venne considerata sproporzionata, ma che in futuro potrebbe paradossalmente trasformarsi in un’opportunità: «Faccio un esempio pratico – spiega Monaco –. Poniamo che il Brescia progetti un intervento di riqualificazione del valore complessivo di 80 milioni di euro. In questo caso la società presenta un piano economico-finanziario da 80 milioni, al quale allega un contributo di 16 che le dev’essere fornito dal Comune sotto forma di cessione in proprietà del bene. Il club realizza il suo intervento, e in più si ritrova proprietario dell’impianto, senza limitarsi ad averne la concessione. Un grande vantaggio. «Ma il valore dei lavori deve essere importante, non soltanto a livello economico. Tale da giustificare la cessione con queste modalità da parte del Comune», la spiegazione al Giornale di Brescia.
Il vincolo culturale
Esiste poi il vincolo culturale, come spiegato da l’Avvocato Monaco sempre al GdB:
Nel 2029 il Rigamonti compirà settant’anni, un traguardo che a norma di legge legittimerà la Soprintendenza a porre un vincolo culturale sul Rigamonti. A patto che lo ritenga opportuno: «Non è automatico che avvenga. Ci sono esempi di stadi più vetusti del Rigamonti per i quali la Soprintendenza ha imposto un vincolo solo su alcuni elementi, come una parete o un cortile. Un esempio è il Tardini di Parma, che ha più di cento anni».
Il vincolo, qualora venisse posto, consentirebbe al Ministero di esercitare un diritto di prelazione sull’immobile, a parità di condizioni economiche con il privato: «Attenzione, però: anche in caso di vincolo non è escluso che si possano realizzare gli interventi di riqualificazione previsti dalla legge stadi – precisa l’avvocato Monaco –. Una disposizione del 2020 prevede che la Soprintendenza detti delle misure di salvaguardia del vincolo, ma che gli interventi relativi alla messa in sicurezza e alla riqualificazione degli stadi vadano comunque considerati prioritari. Proprio per questo la norma è stata definita “salva stadi”».
Le prossime mosse
La legge stadi offre vantaggi di natura burocratica e in prospettiva il club di Pasini non esclude di sfruttarla. L’orizzonte del 2029 non rappresenta un punto di non ritorno, ma un limite temporale da non sottovalutare: la prospettiva di dover fare i conti con un vincolo culturale renderebbe tutto molto più complicato.
Il ricorso di Cellino
Il 9 aprile il Tar si pronuncerà sul ricorso presentato dai legali di Massimo Cellino, che contesta formalmente la revoca da parte del Comune della concessione del Rigamonti per insolvenza. Anche per questo Loggia e Union Brescia hanno sottoscritto un contratto ponte di un anno: se tutto filerà liscio, i prossimi mesi serviranno a predisporre il nuovo bando e gettare le basi per sfruttare in futuro la legge stadi.
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