L’intervista di Di Molfetta al Giornale di Brescia.
IL 10 DI BAGGIO – «Non potró usarlo e ci mancherebbe altro, mi vergogno persino ad affrontare l’argomento…».
IDOLO – «Non perché sono qui, ma proprio Roby. Mi sento onorato di indossare i suoi colori».
ENTUSIASMO – «Sicuramente. Anche quando abbiamo giocato domenica è stato un po’ strano per noi. Un calore speciale senza naturalmente nulla togliere ai tifosi di Salò che ci hanno sempre seguito con passione: parliamo di dimensioni diverse. Inoltre ho visto i video della presentazione del progetto e l’entusiasmo attorno al presidente. Lo stesso entusiasmo che riguarda anche noi: faremo di tutto per onorarlo».
IL MOMENTO – «Le cose sono tante. Sicuramente ho raggiunto una certa maturità e una continuità che mi erano mancate prima. Poi mi ha dato una mano anche il modulo col mister che mi ha messo in una posizione più avanzata. Non che prima giocassi in difesa, ma certo l’avermi accentrato è stata una intuizione. Poi ci metto anche i compagni e la società tra aiuto e fiducia che mi hanno dato. Infine ho avuto una maggior cura del dettaglio. E voglio migliorare ancora: non mi accontento».
«Quando sei giovane pensi che hai tanto tempo davanti e quindi pensi che magari un’occasione ti capiterà sempre. Poi passano gli anni e capisci che di tempo nei hai sempre meno e allora cerchi sempre di sbagliare meno cose possibili o di fermarti a fine allenamento a lavorare singolarmente, su delle mancanze che hai. Quest’approccio mi ha aiutato molto».
IL PERCORSO – «I primi tre anni di carriera li ho passati sempre in prestito dal Milan (Benevento, Rimini, Prato, ndr), poi sono stato a Vicenza dove ho vissuto un fallimento. Quindi un anno e mezzo a Piacenza con finale play off. In seguito sono dovuto andare via per un ridimensionamento della società . Poi Catania: c’è stato un altro fallimento. Quindi Mantova: Covid. Sono arrivato a Salò e ho sentito subito che si trattava di un ambiente speciale, da famiglia. Forse negli anni precedenti mi era mancato anche essere così coccolato. Una società così, specie in C, è difficile da trovare. Sono stato sempre sostenuto anche nei momenti difficili, che non sono mancati: per questo sarò sempre grato e sempre cercherò di ricambiare tutto sul campo».
FAMIGLIA – «Sicuro. Quando ti nasce un figlio cambia tutto. Aumenta la responsabilità di tutto ciò che fai, anche sul campo. Voglio sempre fare del mio meglio e avere il miglior atteggiamento possibile soprattutto per lui».
OBIETTIVI – «È ovvio che ognuno di noi ha degli obiettivi. Il mio in questo momento di provare a tornare in serie B. Vorrei provare a tornarci con questa maglia e in questa piazza da serie A: io non ho mai visto così tanta gente in un’amichevole estiva soprattutto contro una squadra di Seconda categoria. Di sicuro proveremo a giocarci bene le nostre carte».
L’OCCASIONE- “L’unica cosa che forse mi mancava un po’ in questi anni, con i pro e contro di quando le cose vanno bene o male, era il calore di una piazza di un certo tipo. Dico grazie al presidente questa occasione».
RUOLO- «Il mister mi ha dato quella libertà e spensieratezza di provare anche la giocata in più che prima mi mancavano un po’».
IL NUMERO – «Ne ho un po’ in ballo tra il 7, l’11 o il 23 che è il giorno di nascita mio e di mio figlio oltre che di Michael Jordan, un personaggio che mi affascina moltissimo e che mi ispira anche a livello motivazionale specie dopo aver visto la serie tv a lui dedicata».
I VALORI – «L’atteggiamento e la mentalità che ci hanno sempre contraddistinto. Non mancheranno i momenti difficili, ma sapremo affrontarli da gruppo vero quale siamo».
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Voi siete la feralpi camuffata o il vero brescia….quale dei 3