Gianni De Biasi, ex giocatore e allenatore del Brescia, sarà ospite domani sera al Rigamonti in occasione della partita contro la Virtus Verona. Intervistato dal Giornale di Brescia, ecco le sue dichiaraziono.
Le parole di De Biasi
GLI ANNI DA GIOCATORE – “Dopo la promozione in A (1980-81, ndr) e la retrocessione in B, ci fu la caduta in C. Era il 1982 e io avevo richieste dalla Lazio, ma decisi di restare a Brescia anche in C: una scelta di cuore che da capitano ritenevo un dovere dover fare. Resto convinto che nella terza serie di allora ci fosse più qualità. Ma anche una ventina d’anni fa: io vinsi da allenatore la serie C a Modena nel 2000-2001, la successiva serie B con lo stesso organico e di quella squadra in 7 giocarono poi titolari in serie A, dove ci salvammo. Ed era comunque un calcio sostenibile, perché non puntammo su “ex giocatori” delle categorie superiori, ma soprattutto su giocatori, d’esperienza così come giovani, che conoscevano la categoria e che avevano fame. Un po’ come so che il Brescia ha fatto per ripartire”.
PASINI – “Io sono tra quelli che pensano che se c’è una persona che vuole fare calcio e lo vuole fare in maniera seria, ben venga. E il presidente Pasini, che s’è preso a cuore la situazione, mi pare proprio possa essere quel tipo di persona”.
LA STAGIONE – “Non certo per essere snob, ma seguo solo la serie A. Però so del tentativo di rincorsa al Vicenza, che sta di fatto facendo un campionato a sé. Vicenza che, tra l’altro, è allenata da Fabio Gallo che è stato il mio secondo in Azerbaijan nel 2020 quando allenavo la Nazionale azera». Un campionato a sé che lascia solo la corsa al secondo posto, molto importante per il miglior esordio (direttamente nei quarti di finale, ndr) nel play off”.
PLAYOFF – “Io li ho vinti con il Torino vincendo nove delle ultime dieci partite della regular season. Quindi, arrivarci con la condizione migliore possibile è determinante. Chiaro che conta anche la condizione mentale per sopportare la pressione emotiva. E non farsi spaventare dalle calde piazze del sud». E a proposito di calore, come si immagina il suo ritorno sotto la Curva del Brescia domani sera? «È rimasta sempre una certa simpatia per Brescia: cinque anni da calciatore e due da allenatore non si possono dimenticare. E poi – ride – ho allenato Roby Baggio, mica pinco pallino…”.



Uno dei peggiori allenatori passati per Brescia ai tempi del vero Brescia.
Detto ciò ha ragione quando nota che molte squadre di C sono formate da vecchi mestieranti della B, costosissimi e scarichi. l’Union Brescia è una di queste squadre.
Embreagù, posa il fiasco
Semioth di nome e di fatto; e per giunta alcolizzato. Disintossicati
Ma sta a baita incompetente
Va ‘ndel foss, ignorante di calcio. Ma te lo ricordi il Brescia dell’ultimo anno di Baggio? I giocatori? Arrivò 12mo se ben ricordo. De Biasi? En pelabroc de alemadur. Caro Mauro furbino.