I progressi nel gioco e dei singoli, con Rizzo Pinna in primo piano, sono chiari, ma al momento non bastano. Dopo aver vinto le prime tre partite contro Carpi (3-1), Pergolettese (1-0) e Desenzano (1-0), il Brescia ha ottenuto solo un successo nelle successive quattro, battendo l’Alcione Milano (4-0) e pareggiando con Trento (0-0), Treviso (2-2) e Dolomiti Bellunesi (1-1). Nelle ultime due gare al Rigamonti sono stati persi quattro punti contro Treviso e Dolomiti: troppi. Così, dopo sette turni, il distacco dal Cittadella capolista è già di sei lunghezze.
In pratica si perde un punto al giorno dalla vetta, che appare irraggiungibile. È però plausibile che il Cittadella mantenga questo ritmo e che il Brescia non trovi continuità nonostante il potenziale? La situazione: i veneti sono gli unici a vincere sempre non solo in Serie C, ma in tutto il calcio professionistico italiano. In Serie A, dopo cinque partite, Inter, Lazio e Roma hanno un ruolino di quattro vittorie e un pareggio, una marcia da record. Il Brescia, pur imbattuto (quattro successi, tre pareggi) e con una media superiore ai due punti (2,14), deve inseguire. Negli altri due gironi, quindici punti garantirebbero al Brescia non il secondo, ma il terzo posto: nel B a −4 dalla capolista Spezia (19), a −2 dal Ravenna (17) e a pari merito con il Grosseto; nel C a un passo dalla coppia Bari-Potenza (16) e a pari merito con il Sorrento.
Questo non fa che amplificare i meriti del Cittadella, che condivide con l’Ospitaletto il miglior attacco del girone A (13 reti) e vanta la difesa meno colpita (2): il portiere Zanellati non subisce gol da 344 minuti. Da dove ripartire? La classifica e il calcolo aritmetico del punto o quasi perso ogni settimana non devono scoraggiare nessuno. «Mola mia» è la frase che Andrea Bonatti, allenatore bresciano della Dolomiti Bellunesi, ha rivolto a Eugenio Corini al termine della partita. In sala stampa, il tecnico del Brescia ha ribadito: «Mollare non è nel vocabolario di nessun bresciano. E io sono bresciano». «Mola mia» può, anzi deve diventare il mantra del Brescia in questo momento.
La squadra è però costretta a riflettere sul motivo per cui, nonostante i progressi, non riesce a procedere come richiederebbero le ambizioni e la rosa. Contro la Dolomiti Bellunesi è stato fatto tutto il necessario per vincere con ampio margine: attacchi continui e spesso pericolosi, retroguardia alta, momenti di difficoltà quasi assenti. Eppure, su un lancio dalle retrovie, è bastata l’incertezza di un singolo, Rizzo, finora impeccabile in chiusura e impostazione, per far svanire il successo. Anche Zacchi, sorpreso a metà strada dal pallonetto di Sia, non è esente da responsabilità. Non lo sono nemmeno chi ha sbagliato davanti alla porta, né la squadra arbitrale, su cui si può discutere molto per le due reti annullate a Crespi e Rizzo Pinna. Qualche passo falso è tollerabile, anche se la marcia del Cittadella ingigantisce ogni errore. Al Brescia non si dovrebbe perdonare l’idea di arrendersi in anticipo, e alla piazza non il credere che per la promozione sia già tutto finito.
La Serie B si può raggiungere in vari modi: dominando, di corto muso all’ultimo momento o persino agli spareggi. Coraggio, dunque. «Mola mia», Brescia. Le partite dominate come quella di domenica al Rigamonti, a parte i fischi stonati dell’arbitro, vanno vinte con ampio margine. Punto. I chiari progressi nel gioco e nei singoli devono ora tradursi in una serie costante di successi.


