Intervistato da La Casa di C, Leonardo Morosini ha raccontato tutta la sua carriera, costernata da tanti infortuni. Queste le sue parole: “Avevo un limite motorio dovuto ai miei tendini… in sostanza camminavo sulle punte. A sei anni ho fatto un’operazione sperimentale. L’esito non era certo. Un mezzo miracolo.La mattina ti svegli e sei giù, sei senza motivazioni, immerso nel peso dei pensieri. Mi sono sentito solo. Mi ricordo molto bene quei momenti di vuoto e solitudine. Ero un ragazzo che viveva per il proprio lavoro, non poterlo fare era una batosta. Rientravo, mi allenavo, mi infortunavo. Se penso al buio, mi viene in mente quello: l’istante in cui ti accorgi di esserti fatto male e il tragitto dal campo a casa. Pensate, una volta, esasperato, scappai da Chiavari per fare un aperitivo con una ragazza. È diventata la mia fidanzata.”
Poi Morosini ha parlato anche del Brescia: “Passai al Brescia. Negli anni è diventata una seconda famiglia. È casa mia. L’esordio tra i grandi, la promozione e la Serie A. Un legame simbiotico: vivevo ogni attimo nella sua massima intensità. Poi ci sono stati il Genoa, l’Avellino e l’Ascoli. Tutte avevano in comune la passione unica della gente: squadra e città era un tutt’uno. E il calcio per me è questo. Stava andando tutto bene, poi l’addio con il Brescia. Una delle sofferenze più grandi. Lì qualcosa si è rotto.”


