Eugenio Corini ha tenuto la conferenza dell’antivigilia per la partita di sabato allo stadio Rigamonti contro il Cittadella.
“La affronto con grande lucidità e con una motivazione fortissima, perché quando fai questo mestiere è fisiologico che, dentro una stagione o in certi momenti, ci siano partite particolari. Ma la reazione alle difficoltà sta nel modo in cui le affronti, nel metterci la faccia: questo è fondamentale.
L’approccio con la squadra è stato immediato: reagire e andare a prenderci ciò che stiamo costruendo, ma che non riusciamo a finalizzare nel modo giusto. Abbiamo la partita migliore da affrontare, contro un avversario diretto che sta facendo sicuramente un grande campionato.
C’è una partita da giocare. L’abbiamo preparata, come sempre, con grande attenzione e con la volontà di reagire, di mettere in campo il meglio e di prenderci quello che tante volte, secondo noi, meritavamo ma non siamo stati capaci di ottenere. Su questo abbiamo lavorato: ho detto ai giocatori ciò che dovevamo mettere in più rispetto a quanto fatto finora, perché non è bastato per disputare il campionato che vogliamo fare.
Senza entrare nei particolari, la visita del presidente in un momento delicato è stata importante. Vuol dire che la società è presente e fa sentire la propria vicinanza. Il presidente l’ha espressa nei toni e nei modi che riteneva giusti.
Noi l’abbiamo accolta come un grande stimolo, con la consapevolezza — che avevo espresso anche nel post-partita — della squadra che rappresentiamo, dei valori di questa città e delle responsabilità che abbiamo. Da queste responsabilità non siamo mai scappati.
La mia storia in questa società è significativa: ho vissuto tanti momenti belli da calciatore e alcuni difficili, complicatissimi. Lo stesso da allenatore. Con il tempo e il lavoro ne sono sempre uscito. Finché avrò tempo e lavoro, sarò qui a dare il meglio di me per spingere questa squadra dove tutti vogliamo portarla.
La ricerca è questa. La nostra rabbia deriva dal fatto di aver lasciato troppi punti, pur offrendo prestazioni che, a mio avviso, meritavano risultati diversi. Questa è la responsabilità.
Ai giocatori ho mostrato il gol segnato dal Cittadella nell’ultima partita: come nasce e come viene cercato. Il giorno prima avevo fatto vedere tutte le nostre occasioni, nelle quali dobbiamo essere più determinati nel finalizzare.
Se vuoi che succeda qualcosa, devi crederci per primo. Non deve diventare frustrazione se la palla non entra: deve significare che, alla successiva occasione, “spacco la rete e la butto dentro”. Dobbiamo avere questa cattiveria, questa volontà, questa ricerca. Le cose non arrivano dal cielo se non sei tu il primo a volerle.
Questa è la spinta che ho voluto dare ai miei giocatori ed è quello che voglio vedere in campo. La loro volontà e il loro impegno sono fuori discussione, lo certifico e sgombro il campo da qualsiasi altra lettura. Ma in questo momento non basta per vincere le partite. Dobbiamo arrabbiarci perché non ci riusciamo e capire il perché.
Magari una partita resta sullo 0-0 fino al novantesimo e poi fai gol su un’autorete, ma accade perché l’hai cercato, voluto, perché sei rimasto dentro le difficoltà e hai portato la gara dove volevi. Se vogliamo arrivare in fondo da primi in classifica, questa è la mentalità sulla quale dobbiamo poggiarci.
Sul perché ho già risposto. Quando si analizza un risultato, il risultato stesso sposta la percezione delle cose, anche emotivamente. Lo comprendo: il tifoso va allo stadio o segue una trasferta e vuole vedere la squadra vincere. Se non vince, è arrabbiato e giustamente esce con uno stato d’animo negativo.
L’analisi approfondita, però, l’abbiamo fatta internamente. Oggi non voglio esporla, non perché non voglia farlo, ma perché in questo momento non avrebbe senso. Noi sappiamo bene quali sono gli aspetti da migliorare e dobbiamo aggiungere qualcosa a ciò che meriteremmo sul campo, perché creare le condizioni non è sufficiente.
Se non è sufficiente, dobbiamo capire cosa manca per trasformare il meritato in concreto. È su questo che lavoriamo. Non serve che io continui a urlare “fai questo”: dobbiamo arrivarci insieme, continuando a sviluppare quanto stiamo facendo e a creare le condizioni.
Non bisogna cadere nella frustrazione se una palla prende il palo ed esce. Bisogna pensare: “Ho preso il palo, la prossima volta la devo buttare dentro”. Questa è la mentalità vincente: se non ci riesco la prima volta e nemmeno la seconda, alla terza ci provo con ancora più convinzione.
Dobbiamo mettere questo spirito per ribaltare la situazione, perché altrimenti ci rimani sotto e noi non vogliamo farlo. Dobbiamo essere lucidi, controllare più aspetti possibili e mettere l’attenzione che ogni situazione merita. È un lavoro che non abbiamo iniziato tre giorni fa: continuiamo a farlo e dobbiamo proseguire.
Sul piano mentale, l’input è la mentalità e il modo in cui vogliamo essere squadra. C’è un lavoro di dieci mesi alle spalle, che in alcuni periodi ha prodotto risultati e ora ne sta producendo meno di quanto costruiamo.
Ho detto ai ragazzi che talvolta il contesto esterno non è positivo nei tuoi confronti, ma entrare in campo, sentire vicino il compagno, la panchina, l’allenatore e lo staff, sapere di essere tutti insieme per superare un momento negativo, dà una forza straordinaria.
Il tifoso non vede l’ora di gioire con te. Quando è arrabbiato, spetta a noi fargli cambiare idea e cambiare l’inerzia da negativa a positiva. Questo senso di unione dà una forza enorme. Sono ragazzi seri, professionali, hanno capito cosa significa rappresentare questa maglia. È una grande opportunità: quando superi un momento negativo insieme, come gruppo e come squadra, diventi forte. Questa è la mentalità che serve per giocare questa partita e tutte quelle che verranno.
A volte faccio conferenze molto aggressive, altre volte provo a confrontarmi in modo più lucido. Qualcuno mi vede pacato, altri mi chiedono perché sono nervoso. Io cerco sempre di trasmettere un messaggio chiaro e di parlare delle cose che sento e percepisco.
L’allenatore è un mestiere complicato e difficile. Elaborare tutto ciò che ti arriva dentro e trasferirlo nel modo giusto costa tantissimo da un punto di vista mentale. Le tue difficoltà te le devi mangiare e devi farne nascere dei fiori.
Il fiore è ciò che trasmetto al mio gruppo e alla società. Basta guardare gli allenamenti, parlare con i giocatori, sentire ciò che percepiscono quando lavoro con loro, con la squadra o individualmente. Questa è la forza che deve avere un allenatore.
La lucidità costa. Dietro la pacatezza che viene percepita c’è un giramento che va a duemila all’ora. Ma quel giramento va trasformato in ciò di cui la squadra ha bisogno.
Domani vedrete un gruppo di giocatori, una squadra che darà il massimo. Ho detto ai ragazzi: non so se vinceremo, ma faremo una grande partita. Ne sono sicuro. E questo non vuol dire soltanto giocare bene, perché su questo ognuno ha la propria opinione. Significa avere intensità, forza e coraggio.
Questo campionato non dura una sola partita. Quella di domani è importante, ma è ancora più importante reagire a ciò che siamo.
Valerio si è fatto male durante la rifinitura. Aveva completato l’allenamento e calciato anche un rigore finale, poi ha avvertito fastidio. In un contrasto, cadendo, il ginocchio ha subito una torsione e si è procurato questa lesione.
Oggi è complicato definire i tempi di recupero: non saprei dirli. Lavoreremo per averlo di nuovo a disposizione il prima possibile.
Guglielmotti, Armanini e Zennaro, che erano fuori nella scorsa partita, restano indisponibili. Manuel ha svolto oggi il secondo allenamento con noi: è fuori da 45 giorni, ma è stato importante averlo già rivisto con il gruppo. Torna quindi a disposizione.
Avevate capito bene, ma la situazione che si è creata e il modo in cui siamo usciti dall’ultima partita mi hanno portato a ragionare. Ho fatto una riflessione, che oggi ho comunicato ai due portieri.
Prima ho parlato con Zacchi, spiegandogli perché non partirà nella gara di sabato. Ho scelto Stefano perché, come ho sempre detto, per me è il portiere titolare. C’era un’idea precisa sul suo rientro, con un percorso graduale, ma domani la partita ha un peso specifico importante.
Per l’esperienza e la qualità di Stefano, per il cammino fatto insieme dall’anno scorso a oggi, ho deciso di accelerare di una partita il suo rientro. Domani Stefano Gori sarà il portiere titolare.
Voglio ribadire che non è una scelta tecnica legata all’ultima partita: Zacchi ha fatto molto bene, gliel’ho riconosciuto e gliel’ho detto. Il fatto che non avessi cambiato prima dipende proprio dal fatto che stava facendo bene. È una valutazione complessiva della situazione.”



Troppe parole, pochi fatti !!!
Caro Genio, il tifoso vuole vedere la squadra lottare col cuore, grinta e cattiveria. Se poi perdi, ma hai dato tutto, il tifoso capisce. La vittoria conta, ma conta di più dimostrare che hai lottato per vincere.
Sabato ci vogliono i controc4zzl, dimostrate di averne!!!
Poi se la sfig4 è più forte e non si vince, pazienza.
Lo sai benissimo che il tifoso bresciano vuole la grinta su ogni pallone.